Tra le novità introdotte dalla riforma della disabilità, il Progetto di Vita è quella che più di tutte cambia la prospettiva. Ma di che cosa si tratta, in concreto? Proviamo a spiegarlo senza dare nulla per scontato.
Un progetto che parte dalla persona
Il Progetto di Vita è un progetto individuale, personalizzato e partecipato. Individuale perché riguarda una persona precisa; personalizzato perché si costruisce sulle sue caratteristiche, sul suo contesto e sulle sue aspirazioni; partecipato perché la persona con disabilità ne è protagonista, insieme alla sua famiglia o a chi la sostiene.
Il punto di partenza non è l’elenco dei servizi disponibili, ma una domanda: che cosa desidera questa persona per la propria vita? Dove vuole vivere, che cosa vuole fare, con chi vuole stare? Da qui si individuano gli obiettivi e, solo dopo, i sostegni necessari per raggiungerli.
Come si arriva al Progetto di Vita
Il percorso previsto dalla riforma ha più passaggi. Il primo è la valutazione di base, che accerta la condizione di disabilità: con la riforma diventa un procedimento unico, affidato all’INPS, che parte dal certificato medico introduttivo. Se la persona lo richiede, si passa alla valutazione multidimensionale.
Qui un’équipe composta da più professioni, insieme alla persona, descrive il suo funzionamento, cioè come vive e agisce nei diversi ambienti, quali ostacoli incontra e quali elementi la aiutano.
Per farlo si usa l’ICF, la classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che guarda alla persona nel suo contesto, con barriere e facilitatori. Sulla base di questa valutazione si scrive il Progetto di Vita.
Tutti gli ambiti della vita
Il Progetto di Vita non riguarda solo la salute o l’assistenza. Considera la scuola e la formazione, il lavoro, la casa, le relazioni, il tempo libero, la partecipazione alla vita della comunità. Per questo richiede che servizi diversi lavorino insieme: servizi sociali, sanità, scuola, Centri per l’Impiego, Terzo Settore.
Le risorse: il budget di progetto
Per realizzare gli obiettivi servono risorse. La riforma introduce il budget di progetto: l’insieme delle risorse umane, professionali, tecnologiche ed economiche, pubbliche e private, che si possono attivare per quella persona. Non un contributo da spendere in un solo modo, ma un insieme di risorse da comporre con flessibilità.
E l’accomodamento ragionevole?
Un altro concetto chiave è l’accomodamento ragionevole: un adattamento necessario e adeguato, che non comporta un onere sproporzionato, per permettere alla persona con disabilità di esercitare i propri diritti come tutti. Può essere un cambiamento nell’organizzazione del lavoro, uno strumento tecnologico, una modifica dell’ambiente.
Perché formarsi
Passare dalla teoria alla pratica non è semplice: servono strumenti comuni e l’abitudine a lavorare in rete. È l’obiettivo de L’Officina del Progetto di Vita, il percorso formativo dell’Ambito CISSACA che da novembre porta operatori, insegnanti, Terzo Settore e famiglie a lavorare insieme su casi reali del territorio.