Dopo le sei giornate di formazione, L’Officina del Progetto di Vita entra nella sua fase più operativa: i laboratori. L’obiettivo è trasformare ciò che si è imparato in strumenti concreti, da usare ogni giorno nei servizi. 

Come funziona la rotazione 

L’aula viene divisa in quattro tavoli tematici, ciascuno seguito da un esperto. I partecipanti lavorano in gruppi misti, composti da assistenti sociali, medici e psicologi dell’ASL, educatori, personale della scuola e familiari. I gruppi ruotano su tutti e quattro i tavoli, affrontando un tema alla volta. In molti percorsi di formazione ognuno segue un solo laboratorio, quello più vicino alla propria professione. 

Qui la scelta è opposta: tutti passano da tutti i tavoli, perché ciascuno abbia una visione completa della riforma e sappia come lavorano gli altri. 

  • Tavolo 1 – ICF e scale di valutazione Sul territorio si usano già molte scale cliniche e scolastiche, come la Vineland o gli strumenti del PEI. Al primo tavolo si impara a tradurle anche nella lingua dell’ICF, individuando le barriere e i facilitatori presenti nella vita quotidiana del contesto locale. Il risultato è una Matrice di raccordo ICF/scale d’Ambito, che aiuta sanità, scuola e servizi sociali a leggere i bisogni allo stesso modo. 
  • Tavolo 2 – La valutazione multidimensionale in azione. Il secondo tavolo simula una seduta dell’Unità di Valutazione Multidimensionale. Ognuno prova il proprio ruolo nel nuovo quadro normativo e si sperimentano i passaggi volti alla costruzione del Progetto. Ne nasce un Flusso procedurale condiviso: una guida rapida per convocare, condurre e verbalizzare le sedute. 
  • Tavolo 3 – Scrivere il Progetto di Vita Al terzo tavolo si lavora sulla traduzione dei desideri e delle aspettative della persona e della famiglia in obiettivi verificabili. Si progettano accomodamenti ragionevoli per la scuola, il lavoro, la casa e il tempo libero: soluzioni organizzative, tecnologiche o ambientali per garantire accessibilità e autodeterminazione. Il prodotto è il Format di Progetto di Vita partecipato, accompagnato da un catalogo delle soluzioni di accomodamento. 
  • Tavolo 4 – Budget e sostenibilità L’ultimo tavolo affronta la domanda più concreta: con quali risorse? Si impara a comporre il budget di progetto mettendo insieme i flussi pubblici (Enti Gestori, ASL, INPS) e privati, le risorse del territorio, come ad esempio i bandi delle fondazioni, i fondi della Legge 112/2016 sul Dopo di Noi, il microcredito e il welfare di comunità. Il risultato è un Vademecum con la mappa delle fonti di finanziamento e degli strumenti di tutela patrimoniale. 

La cassetta degli attrezzi d’Ambito 

I quattro strumenti formano la Cassetta degli attrezzi d’Ambito, che verrà consegnata ufficialmente al territorio durante il seminario conclusivo di maggio. Non un documento scritto da altri, ma il frutto del lavoro di chi quegli strumenti li userà.